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Alcol e Funzioni Cognitive

15 Maggio 2019

L’uso di alcol è, in linea di principio, sconsigliabile a tutti, ma per i giovani risulta particolarmente nocivo, perché dispongono di minori difese psicologiche per evitare i rischi connessi all’uso, la cui assunzione influisce negativamente sullo sviluppo psicofisico: anche le cosiddette piccole quantità, o quelle occasionali, possono creare problemi, portando, per il fenomeno della tolleranza, ad aumentare progressivamente le dosi senza rendersene conto.

Durante l’adolescenza fino a circa i 20 anni di età, i teenager sarebbero in una “finestra di vulnerabilità”, che li renderebbe più predisposti allo sviluppo di problemi legati all’abuso di sostanze. In aggiunta, se i giovani sviluppano una tendenza a bere molto durante questo periodo sensibile, questo potrebbe causare dei danni alle strutture cerebrali comportando un inasprimento del comportamento di abuso e causando altri problemi di comportamento, come abbandono scolastico o la messa in atto di comportamenti sessuali rischiosi.

Inoltre, l’alcol ha effetti tossici su organi e apparati, in particolare negli adolescenti, che non hanno ancora prodotto gli enzimi con cui viene metabolizzato. Questo significa che l’etanolo, fino a che non viene metabolizzato, continua a circolare per un tempo più lungo e in maggiore quantità nell’organismo dei giovani rispetto agli adulti, rendendo alcuni organi (tra cui il cervello, che raggiunge la completa maturazione intorno ai 21 anni), maggiormente suscettibili ai suoi effetti, interferendo così con il normale sviluppo organico e funzionale. I danni alcol-correlati sono più severi nelle donne che negli uomini, a causa della loro fisiologia, che differisce da quella maschile per struttura fisica, corredo enzimatico ed ormonale.

Nella donna, infatti, la dotazione enzimatica capace di metabolizzare l’alcol è la metà di quella dell’uomo; ha solitamente una minore massa corporea e, quindi, una minor quantità di liquidi nell’organismo, motivi per i quali raggiunge l’intossicazione acuta con una quantità minore di alcol rispetto all’uomo, con conseguenze più severe.

L’alcol, inoltre, interferisce con i meccanismi di trasmissione dei segnali del cervello e può influenzare il modo in cui analizza l’ambiente; le alterazioni che ne conseguono possono avere ripercussioni profonde su fattori quali umore, comportamento, pensiero e movimento, causando depressione, agitazione, perdita di memoria e perfino convulsioni.

Le regioni cerebrali più vulnerabili

La struttura del cervello è complessa, comprende molteplicità di sistemi integrati e interagenti tra loro, che si occupano di sostenere tutte le funzioni, volontarie e non (dal pensiero al respiro e al movimento): questi sistemi cerebrali comunicano tra di loro attraverso tre milioni circa di minuscole cellule nervose, i cosiddetti neuroni, i quali comunicano tra loro attraverso sostanze chimiche dette neurotrasmettitori: nello specifico, l’alcol può rallentare e peggiorare le comunicazioni tra i neurotrasmettitori cerebrali. Le regioni cerebrali maggiormente vulnerabili all’alcol sono:

1) Cervelletto: quest’area controlla la coordinazione muscolare. I danni al cervelletto determinano perdita dell’equilibrio e andatura malferma; possono anche alterare funzioni cognitive come la memoria e le risposte emozionali.
2) Sistema limbico: questo complesso sistema cerebrale monitora una molteplicità di attività come la memoria e le emozioni. Danni in quest’area alterano ciascuna di queste funzioni.
3) Corteccia cerebrale: la capacità di pensare, pianificare, comportarsi in modo intelligente e interagire socialmente origina da quest’area cerebrale. Inoltre, la corteccia connette il cervello al resto del sistema nervoso. Modifiche e danni di quest’area alterano la capacità di risolvere problemi, ricordare e apprendere.

L’abuso protratto di alcol causa alterazioni permanenti dei neuroni, ad esempio riducendone le dimensioni e, di conseguenza, la massa cerebrale si riduce e la cavità interna del cervello diventa più grande: tali modifiche possono ripercuotersi concretamente su una serie di capacità, come coordinazione motoria, regolazione della temperatura corporea, sonno, umore, nonché varie funzioni cognitive come apprendimento e memoria.

Il glutammato è un neurotrasmettitore particolarmente suscettibile anche a piccole quantità di alcol, che ha tra l’altro effetti sulla memoria: i ricercatori ritengono che l’alcol interferisca con l’azione di questo neurotrasmettitore e ciò potrebbe spiegare il “buio” temporaneo, totale o parziale, su quanto avviene durante una notte di grandi bevute che si registra in alcuni individui.
In generale possiamo affermare che la reazione all’alcol dipende dalle caratteristiche del singolo individuo, sulla base di alcuni fattori che influenzano la risposta del cervello all’alcol, ovvero, la quantità e frequenza di assunzione di alcol, il suo bagaglio genetico e familiarità per l’alcolismo e la condizione di salute fisica, poiché problemi di fegato o nutrizionali prolungano gli effetti dell’alcol.

Un gruppo di ricercatori della University of Eastern Finland ha condotto una ricerca per indagare l’effetto dell’abuso di alcol sugli adolescenti. È stato scoperto che gli adolescenti che abusano di alcol risulterebbero avere, rispetto ai loro pari, una minore quantità di materia grigia, un’importante struttura cerebrale che regolerebbe i processi mnemonici, decisionali e di autocontrollo: inoltre, l’abuso di alcol sembrerebbe connesso ad isolamento sociale, problemi di salute mentale e al raggiungimento di un grado di educazione inferiore.

Una materia grigia di volume significativamente minore potrebbe causare problemi in funzioni come la memoria, le emozioni, il decision-making e l’autocontrollo; in particolare, ad essere sottosviluppate erano la corteccia cingolata anteriore bilaterale, la corteccia orbitofrontale destra e prefrontale, il giro temporale superiore destro e la corteccia insulare destra.

 

 

 

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