Seleziona una pagina

Sport e sostanze stupefacenti

3 Settembre 2019

La pratica sportiva in età giovanile viene in genere valorizzata per uno sviluppo sano. Lo sport rappresenta un setting competitivo in cui si apprendono e perfezionano nuove skills, diventando, così, un’occasione di crescita di autonomia nel rispetto delle regole. Lo sport, grazie alla stimolazione di alcune competenze ed abilità umane, quali l’impegno, la disciplina, le regole, la socializzazione e lo sviluppo di funzioni mentali, come attenzione e concentrazione, riesce a modificare l’impulsività ed a migliorare la regolazione delle emozioni negli adolescenti con problematiche psicologiche.

La consapevolezza in merito a cosa siano le droghe e sugli effetti che esse producono, però, non ha impedito che queste, naturali o sintetiche che siano, invadessero il campo di un numero sempre maggiore di situazioni quotidiane, come ad esempio lo sport. In ambito sportivo questo fenomeno prende il nome di doping. Il termine doping si è diffuso all’inizio del 1900, negli ippodromi, per indicare la stimolazione illecita degli animali durante le gare, estendendosi, poi, anche nei confronti degli uomini in ambito sportivo per indicare l’uso di sostanze in grado di accrescere artificiosamente le prestazioni e l’efficienza agonistica, diminuendo la fatica e aumentando le capacità e per questo motivo proibite dalle autorità sportive. Possiamo quindi affermare che il doping consiste nell’uso di una sostanza non giustificato da una condizione patologica, al fine di migliorare la prestazione agonistica e avendo come conseguenza anche un incremento del livello di dipendenza psichica, in quanto l’assunzione delle sostanze dopanti è motivata già a priori da un bisogno di tipo mentale, ovvero l’eccellenza nella competizione. Infatti, l’utilizzo di sostanze nella pratica sportiva ha, fondamentalmente, l’obiettivo di ridurre la percezione del dolore e della fatica, ridurre il peso corporeo, aumentare la massa e la forza muscolare con lo scopo ultimo di migliorare il rendimento dell’atleta e di diminuire la tensione derivante dalle aspettative personali e dell’ambiente circostante.

È importante sapere che con il doping si instaura una dipendenza mentale: dove prevale la soddisfazione per i risultati gradualmente costruiti nel tempo, grazie ad un ponderato allenamento, il doping fa subentrare la tensione e l’ansia causate dalla crescente ossessione di prevalere e vincere ad ogni costo. Questo è causato dalla formazione di sostanze neurochimiche, come le encefaline, che prendono il posto delle endorfine, benefiche, piacevoli e generate dalla stessa attività fisica quando è davvero libera, soddisfacente e divertente.

L’Italia è stata tra le prime nazioni a preoccuparsi del fenomeno sopra descritto: nel 1971 venne emanata una legge che puniva l’uso di sostanze illecite agli atleti e condannava chi le forniva e, in concomitanza, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) rendeva noto un elenco di sostanze proibite, che annualmente viene aggiornato. Le sostanze vietate si dividono in 5 categorie:

Stimolanti: fecero la loro comparsa nel dopoguerra ed ebbero larga diffusione in alcuni sport di resistenza durante gli anni Sessanta. Sono una categoria molto vasta che si suddivide in stimolanti forti, tra i quali i più noti sono le anfetamine e i loro derivati, la cocaina e stimolanti blandi, tra cui la caffeina, l’efedrina, i beta 2 agonisti. Le anfetamine, per esempio, vengono utilizzate perché favoriscono l’irrorazione sanguigna dei muscoli scheletrici, fanno aumentare la concentrazione, l’aggressività e lo spirito agonistico, migliorano la resistenza allo sforzo e riducono la sensazione di stanchezza. Gli effetti collaterali di queste sostanze, che danno dipendenza ed assuefazione, sono a carico del sistema nervoso: disturbi del sonno, stato depressivo, inappetenza, mancanza di spirito auto critico.

Narcotici e analgesici: morfina, eroina, metadone e pentazocina. Sono sostanze derivate dall’oppio e vengono usate in medicina a scopo terapeutico in casi molto gravi, per la loro azione antidolorifica, calmante e rilassante. Queste vengono ricercate dai lottatori e dai pugili, perché riducono le sensazioni di dolore e danno un temporaneo stato di euforia. L’effetto più grave di queste sostanze è la tossicodipendenza, ma possiamo elencare altre conseguenze, quali disturbi gastrointestinali, vertigini, sonnolenza e difficoltà respiratorie.

Steroidi anabolizzanti: nandrolone, ossandrolone, deidroepiandrosterone. Sono derivati sintetici del testosterone, ormone sessuale maschile prodotto nei testicoli e responsabile delle modifiche tipiche della differenziazione sessuale e dello sviluppo dei tessuti nell’adolescenza e nell’età adulta del maschio. Questi composti sintetici incrementano la massa muscolare e la forza. Tra gli effetti collaterali, in particolare tra i giovani, possiamo evidenziare danni all’apparato sessuale e danni al normale processo di crescita, sia fisico che psicologico. Nelle donne, l’effetto più vistoso è la virilizzazione, per cui le atlete perdono i tratti tipici della femminilità.

Diuretici: sono farmaci che favoriscono l’eliminazione di liquidi attraverso l’urina e vengono utilizzati in medicina per il trattamento di gravi malattie del cuore, del fegato e dei reni. Vengono ricercate dai pugili e da altri atleti di sport con categorie di peso, perché queste sostanze permettono di rientrare velocemente nei limiti imposti da una categoria. Provocano grave disidratazione e difficoltà nella termoregolazione.

Ormoni peptidici: sono sostanze naturali che hanno la funzione di messaggeri all’interno dell’organismo, per indurre la produzione di altri ormoni. Di diversi tipi, sono stati scoperti nella metà degli anni Ottanta e da circa un decennio sono stati inseriti dal CIO nella categoria delle sostanze proibite. Appartengono a questa categoria la somatotropina (GH) e l’eritropoietina. L’ormone GH è meglio conosciuto come “ormone della crescita” in quanto la sua assunzione determina un aumento abnorme dello scheletro.

La legge n.376/2000 disciplina la tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping e nell’art. 9 riconosce come reato penale il procurare ad altri, somministrare, assumere o favorire l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive compresi nelle classi previste all’art. 2, comma 1 della medesima legge. Molte di queste sostanze, a causa della loro capacità di indurre dipendenza fisica e psichica, sono inserite anche nelle Tabelle delle sostanze stupefacenti o psicotrope soggette alla vigilanza e al controllo del Ministero della Salute secondo la legge 309/1990 e successive modifiche. Tra le due leggi citate esistono importanti sovrapposizioni: alcuni stimolanti, narcotici, anabolizzanti e la cannabis sono infatti catalogati sia tra le sostanze stupefacenti che tra le sostanze vietate per doping e per questo vengono denominate “sostanze in doppia lista”.

 

 

 

Sport e sostanze stupefacenti

3 Settembre 2019

Notti Sicure nelle Marche

Abbiamo a cuore la tua privacy.
Ecco come gestiamo i tuoi dati:

PRIVACY POLICY - COOKIE POLICY

Seguici su Facebook!

Cooperativa Polo 9 - Piazza della Repubblica 1d - 60121 - Ancona - Partita Iva: 00474850419

Pin It on Pinterest

Share This