Seleziona una pagina

Come cambia la nostra mente se usiamo cannabis?

24 Luglio 2019

La cannabis (o marijuana o hashish) è una droga che si estrae dalla pianta della canapa. Contiene ben 400 sostanze chimiche, di cui 60 sono cannabinoidi, ovvero composti con effetti psicoattivi, tra cui il THC o tetracannabinolo. Ha per lo più un effetto sedativo e rilassante, in alcune persone, invece, provoca euforia ed eccitazione.

L’Italia si classifica come la seconda nazione in Europa per consumo di cannabis tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni: nel 2017, il rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe ha pubblicato i dati relativi alle tossicodipendenze nel suo consueto rapporto annuale e dai dati emerge che il 19% dei ragazzi italiani, quasi uno su cinque, ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi dodici mesi. Infine, il 31,9% della popolazione adulta in Italia e il 27% degli studenti tra i 15 e i 16 anni dichiarano di aver provato almeno una volta nella loro vita la cannabis e i suoi derivati.

Al di là degli effetti percepiti dal soggetto, l’uso può provocare gravi conseguenze a livello cerebrale, in modo particolare durante l’adolescenza, quando il cervello non ha ancora ultimato il suo sviluppo. Scienziati ed esperti del settore si sono a lungo interrogati sugli effetti a breve termine e a lungo termine della cannabis, sia fisiologici che psicologici. In generale, gli effetti fisiologici a breve termine sono caratterizzati da irritazione congiuntivale, tachicardia, cefalea, astemia, disturbi dell’equilibrio con deficit della coordinazione motoria, alterazioni dei tempi di reazione agli stimoli, tosse debole o frequente. Esistono anche gli effetti psicologici a breve termine, i quali includono aumento della sensibilità sensoriale, particolari e intense percezioni tattili e visive, loquacità, rilassamento psicofisico, senso di benessere, stato euforico dell’umore, divinizzazione sociale. Nel lungo periodo gli effetti fisici e psicologici maggiormente riscontrati sono rappresentati da scialorrea, tachicardia, disturbi del ritmo sonno-veglia, congiuntiviti, faringi-tracheiti, bronchiti, deficit immunologici, anedonia, astenia, abulia, instabilità dell’umore, trascuratezza, mancanza di motivazione ed interesse, passività, apatia, scarsa tolleranza alle frustrazioni, bassa produttività, lentezza dei movimenti, deficit dell’attenzione e memoria.

La sostanza responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis è il THC. Alcune aree cerebrali sono particolarmente ricche di recettori del THC, come ad esempio l’ippocampo, l’area che regola la memoria a breve termine. Le altre due aree cerebrali che il THC va a compromettere sono: la corteccia prefrontale, l’area responsabile della percezione, della concentrazione e della capacità di giudizio e il sistema limbico, l’area che governa le emozioni. Ne conseguono, pertanto, un’alterata percezione del tempo e dello spazio, deficit di attenzione (anche disorientamento e allucinazioni con forti dosaggi), riso incontrollato e paranoia. L’utilizzo della risonanza magnetica, ha permesso di confrontare il cervello di ragazzi tra i 18 e i 25 anni che facevano uso di marijuana almeno una volta alla settimana con quello di chi non fumava. Il cervello di chi fumava, anche occasionalmente, presentava alterazioni in zone cerebrali collegate all’emotività e alla dipendenza in misura direttamente proporzionale al grado di consumo della droga. Hashish e marijuana hanno effetti sul sistema dei recettori encefalici deputati al controllo delle emozioni e dell’ansia, quali la serotonina o l’adrenalina. Per tali ragioni la cannabis, al pari di altre sostanze psicotrope, può condizionare lo sviluppo psico-emozionale con distorsione della personalità, in taluni casi irreversibile.

Le evidenze scientifiche, tra cui un recente studio dei ricercatori di CHU Sainte-Justine e dell’Université de Montréal, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, suggeriscono, inoltre, che gli individui che iniziano a consumare cannabis in età precoce possono essere più vulnerabili a deficit neuropsicologici duraturi rispetto ai soggetti che hanno iniziato ad usarla successivamente, poiché l’adolescenza è un periodo di vulnerabilità per lo sviluppo cerebrale. Gli adolescenti che usano cannabis regolarmente, infatti, presentano in genere una riduzione della velocità psicomotoria, della ripetizione sequenziale, dell’attenzione complessa, dell’inibizione cognitiva e dell’apprendimento verbale rispetto agli adolescenti astinenti. Questa compromissione cognitiva potrebbe determinare un minor rendimento scolastico, scelte potenzialmente rischiose, scarso controllo emotivo e le funzioni cognitive risultate più compromesse sono l’attenzione, l’apprendimento e la memoria (working memory verbale e spaziale, memoria a breve e lungo termine, immagazzinamento, manipolazione, recupero). In altre parole, l’uso della cannabis danneggia la capacità di focalizzare e spostare l’attenzione da uno stimolo all’altro, e quella di memorizzare eventi e rievocarli in seguito. Risultano compromesse anche le funzioni esecutive (fluenza verbale, processi di inibizione, capacità di pianificazione e sequenziamento, problem solving, decision making), la velocità di elaborazione e la velocità psicomotoria ed alcuni deficit sembrano essere persistenti anche dopo l’intossicazione.

 

 

Come cambia la nostra mente se usiamo cannabis?

24 Luglio 2019

Notti Sicure nelle Marche

Abbiamo a cuore la tua privacy.
Ecco come gestiamo i tuoi dati:

PRIVACY POLICY - COOKIE POLICY

Seguici su Facebook!

Cooperativa Polo 9 - Piazza della Repubblica 1d - 60121 - Ancona - Partita Iva: 00474850419

Pin It on Pinterest

Share This